Cicatrici - Gianluca Petrillo - Specialista in Dermatologia e Venereologia Napoli

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Cicatrici

MEDICINA ESTETICA

Le cicatrici sono il risultato di un trauma profondo subito dalla pelle, che non si è limitato a danneggiare gli strati più superficiali della cute (che riescono a ripararsi spontaneamente, come succede, per esempio, per una scottatura lieve o un’escoriazione), ma ha raggiunto il derma, cioè la parte più interna. Si mette allora in atto un meccanismo per cui intervengono certe sostanze, chiamate fibre collagene, che riparano la ferita per evitare che germi e batteri penetrino negli strati inferiori della pelle, provocando infezioni.

Le cicatrici possono essere di vario tipo:

  • Lineari: sono quelle prodotte, per esempio, da un taglio profondo, che ha richiesto la sutura chirurgica;
  • Infossate e incavate: in genere sono le cicatrici residue da una situazione anche seria di acne;
  • Composite: sono caratterizzate da depressioni e incavamenti e sono il risultato di una ferita irregolare e profonda che è stata suturata con poca cura, oppure da una lesione dovuta a una ciste acneica;
  • Da guarigione per seconda intenzione: sono cicatrici irregolari che presentano incavamenti e rilievi, conseguenti di un trauma profondo alla pelle che non è stato suturato, ma che è guarito spontaneamente;
  • I cheloidi: sono cicatrici ipertrofiche, ossia voluminose ed evidenti, a volte anche pigmentate (cioè di colore rossastro o violaceo) risultato di un intervento chirurgico oppure di un trauma profondo e guarito spontaneamente. Sono le cicatrici più antiestetiche.

Con la medicina estetica

Esistono vari metodi che possono, se non rendere invisibili, attenuare le cicatrici visibili ma non troppo serie. Ecco i metodi più recenti.

Le infiltrazioni intralesionali

Sono piccole iniezioni, effettuate con un ago sottile che non provoca dolore: la persona, tutt’al più, avverte una sensazione di pizzicore nei punti dove l’ago penetra nella pelle. Si tratta di un sistema adatto soprattutto per le cicatrici in rilievo, che sporgono cioè al di sopra della superficie cutanea.
Sotto la pelle viene iniettato un cocktail di steroidi, sostanze che derivano dal cortisone e che stimolano la produzione di sostanze, come l’enzima lattasi, che contrastano la sintesi del collagene e dell’elastina, le fibre che formano il tessuto di cui sono costituite le cicatrici.
In questo modo le cicatrici stesse tendono ad appiattirsi e a essere quindi meno evidenti.
L’intervento si esegue nell’ambulatorio del medico estetico, dopo un colloquio informativo su eventuali allergie e dopo una visita.
Al termine delle infiltrazioni, per rendere il risultato ancora più soddisfacente si DEVE effettuare la compressione: si applica cioè un cerotto che tenga ben ferma sulla cicatrice una garza occlusiva, che preme sulla cicatrice per appiattirla ancora di più.
Il numero delle sedute varia a seconda di quanto è evidente la cicatrice; in genere ne sono sufficienti da tre a otto. Va effettuata una seduta al mese.

I peeling chimici

Con il termine peeling si intende un procedimento in base al quale si applica sulla pelle una sostanza che “esfolia” letteralmente la pelle, cioè favorisce l’eliminazione degli strati cutanei più superficiali. In questo modo affiorano gli strati profondi della pelle, meno danneggiati e la pelle appare più liscia e uniforme. Il peeling può avvenire in modo meccanico, per esempio passando sulla pelle un prodotto granulare, oppure in modo chimico, applicando sulla pelle per qualche minuto una sostanza che favorisce l’esfoliazione cutanea. Il sistema del peeling è molto indicato per le cicatrici lasciate dall’acne sul viso e sulla schiena.

Ai peeling chimici tradizionali (effettuati con sostanze come l’acido glicolico e tricloroacetico) si sono aggiunti di recente i cosiddetti “peeling booster”, che hanno cioè, oltre all’effetto levigante, anche un’azione depigmentante. Contengono cioè sostanze in grado di agire anche sulla colorazione brunastra della cicatrice, per renderla più pallida. Un esempio di sostanza con effetto peeling depigmentante è l’acido cogico.  
Dopo un colloquio con il medico estetico o il dermatologo e una visita, lo specialista applica una piccola quantità di sostanza sul viso o sul corpo, in corrispondenza della cicatrice. Quindi si attende qualche istante: il tempo varia a seconda della zona del corpo trattata (più a lungo sul corpo, meno sul viso dove la pelle è più delicata) e della visibilità della cicatrice.
Quindi, il medico asporta la sostanza e pulisce con acqua e sostanze decongestionanti la pelle. Questa appare leggermente arrossata sul momento.
In seguito, è bene applicare prodotti nutrienti con effetto protettivo, oltre a creme specifiche che stimolino la rigenerazione della pelle. Per tutto il tempo del trattamento e fino a due mesi dopo l’ultima seduta, la zona di pelle trattata non va esposta al sole o all’azione di lampade abbronzanti. Anche in città è bene applicare una crema con filtro solare a protezione totale.
Il numero di sedute è molto variabile: possono essere sufficienti quattro cinque sedute, ma si può arrivare anche a dieci per le cicatrici più vistose.

La dermoelettroporazione

Si tratta di un metodo composito, che si avvale cioè di un peeling di tipo meccanico, associato  alla cessione di sostanze per via transdermica. Per questo motivo, è adatto alle cicatrici in rilievo e molto evidenti, sia del viso sia del corpo, che hanno bisogno di un trattamento su più fronti per essere attenuate.
In primo luogo, è necessario il colloquio con lo specialista, per accertarsi che non esistano allergie di alcun tipo alle sostanze impiegate per il trattamento. Quindi, possono avere inizio le sedute, che si svolgono nell’ambulatorio dello specialista.
In primo luogo, il medico applica sulla pelle una sostanza di recente introduzione, i cristalli di coridone, che vengono delicatamente massaggiati sulla superficie cutanea in corrispondenza della ferita. I cristalli effettuano un peeling di tipo meccanico, esfoliando la pelle per renderla più liscia.
Dopo alcune sedute, la pelle si presenta decisamente più liscia e levigata. A questo punto occorre un periodo di riposo, perché la superficie cutanea è leggermente arrossata per il peeling. È necessario applicare prodotti con azione lenitiva e rigenerante e non esporsi all’azione dei raggi solari, se non con una buona crema a schermo totale.
A questo punto ha inizio la seconda parte del trattamento, con la dermolettroporazione vera e propria, cioè veicolo transcutaneo di principi attivi come elastina, estratti placentari, glucosaminoglicani, collagene per stimolare la rigenerazione del tessuto cutaneo soprattutto dove compaiono infossamenti e depressioni della pelle.
Il trattamento può essere ripetuto con una certa frequenza, anche una volta ogni settimana.

I fillers

Con questo termine si indicano i materiali di riempimento di vario tipo che sono utilizzati per colmare le piccole depressioni cutanee che si presentano quando una persona ha le cicatrici incavate, per esempio lasciate dall’acne o da un trauma profondo che ha raggiunto gli strati inferiori della pelle.
Il sistema dei fillers consiste nell’iniettare in corrispondenza dei “buchi” piccolissime quantità di materiale morbido, che si confonde perfettamente con la pelle per restituirle un aspetto estetico gradevole e naturale.
Un tempo l’unico filler impiegato era il silicone, un materiale permanente. Oggi, gli esperti preferiscono impiegare materiali semipermanenti (come l’acido ialuronico, il collagene, l’artecoll e il reviderm). Con questo termine si vuole intendere sostanze che hanno una durata di pochi mesi o al massimo due anni, poi vengono metabolizzate ed è necessario ripetere l’intervento.
Una sostanza di recente introduzione, impiegata con successo è il gel di agarosio, di tipo riassorbibile a lunga durata. Si tratta di una sostanza inerte, utilizzabile anche in pazienti con patologie autoimmuni.
Il metodo di “riempimento” è lo stesso per tutti i materiali.
La sostanza prescelta viene iniettata con microiniezioni in corrispondenza della cicatrice da “riempire”. Il dolore è minimo, in genere si avverte solo un leggero fastidio: se però la persona è particolarmente motiva, può chiedere una leggera anestesia locale.

 
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